21 maggio 2004
Anche quest'anno mi trovo nel difficile compito di dare un giudizio all'operato del Teatro dello Zircone in una duplice veste: quella di regista e quella più umana di componente del gruppo. Il regista può ritenersi completamente soddisfatto del lavoro realizzato. Per la messa in scena del Marito in Collegio sono stato affiancato da Carlo Cantone al quale avevo chiesto un anno fa di darmi una mano in veste di coregista. Per me è stato un aiuto importante per quanto riguarda l'aspetto tecnico (vedi dizione e impostazione dei personaggi) e per quello umano. Più di una volta infatti prima di aprire bocca ho contato fino a dieci e mi sono chiesto come Carlo avrebbe gestito la stessa situazione. Per dirla in modo politico, Carlo è un moderato e questa dote gli permette di raggiungere risultati che il mio carattere esuberante non otterrebbe. Abbiamo messo in scena qualcosa di nuovo dandoci la possibilità di fare un ennesimo salto di qualità. Ci siamo inoltre resi conto di poter insegnare l'arte del teatro a coloro che erano alla prima esperienza con buoni risultati. Ho lavorato con "tecnici" quali il musicista Efrem, la cantante Ila e l'addetto alle luci Claudio in modo semplice e spigliato ottenendo anche qui risultati a pare mio quasi perfetti. Ma ancora più positivo è il mio riscontro quale componente della compagnia. Mai come quest'anno ho trovato un gruppo di amici molto legato, in piena armonia che ha creato un complicità difficile da ripetere. Punto di riferimento per ogni mia "paturnia" l'amico Carlo Ceccon, pronto sempre a darmi preziosi e fondamentali consigli nei momenti di difficoltà. Grazie anche ad Albino che ha accettato di partecipare a questa avventura con raro spirito di gruppo. Grazie anche a Claudio P. per essere sempre a disposizione e per diffondere calma e tranquillità nel gruppo. Grazie ad Elena ed Alberto per essersi dimostrati due ragazzi ben più maturi della loro giovane età. Tutti gli altri sono nel mio cuore perché la nostra avventura teatrale deve essere prima di tutto una avventura umana.
Massimiliano