L'ideatore di Peppone e Don Camillo è stato uno dei più importanti intellettuali civili italiani del Novecento, attività che lo ha contraddistinto sia come
uomo sia come giornalista e scrittore.
Nato nel 1908 nel parmense, inizia giovanissimo a fare il giornalista nella città
emiliana ma emigra in altrettanta giovane età a Milano.
Povero e solo ma dall'animo forte e difficilmente influenzabile, inizia a scrivere per la rivista umoristica dell'epoca, il "Bertoldo", non curandosi affatto delle possibili reazioni del regime fascista allora dominante in Italia (che anzi Guareschi non perde occasione di sbeffeggiare). Sono gli anni trenta,
quelli del pieno plebiscito, sul piano popolare, del regime.
Gli effetti di questa "militanza" indesiderata si fanno però presto sentire. Scoppia la seconda guerra
mondiale; l'Italia adotta, scimmiottando la Germania nazista, una politica espansionista, ma anche razzista e sempre più intransigente nei confronti delle voci di dissenso.
Lo scrittore subisce quindi una traumatica sorte: catturato e incarcerato, nel 1943 viene deportato in Germania e poi in Polonia.
Dopo due anni di Lager torna in Italia e fonda "Il Candido", un altro settimanale di satira. Malgrado la brutta esperienza della carcerazione e del campo di concentramento, la lingua dello scrittore non si è certo
ammorbidita. Sul Candido conduce battaglie antigovernative e "antipolitiche", senza
però risparmiare neppure la fazione comunista e di sinistra.
Nel 1954 è di nuovo agli arresti, con la scusa di aver pubblicato compromettenti lettere (poi risultate false), dell'allora Presidente del consiglio Alcide De Gasperi.
Nel frattempo aveva dato vita con "Mondo Piccolo" alla saga di Don Camillo e Peppone, figure contrapposte di due tipiche anime dell'Italia post bellica. Don Camillo, infatti, rappresenta la figura dell'antifascista furbo e rispettoso dello "status quo", mentre Peppone è un sindaco comunista ortodosso, petulante, ma sostanzialmente buono.
Dai romanzi, che vedono protagonisti i due personaggi, sono stati tratti in seguito anche numerosi films.
Ad ogni modo, a fronte del grande successo popolare, critica ed intellettuali tendono a snobbarlo, a causa soprattutto della semplicità di linguaggio utilizzata e di una certa patina di ingenuità che pervade i suoi scritti.
Dietro l'umorista si nasconde tuttavia un uomo che ha dovuto soffrire disagi, umiliazioni, dolori e tradimenti (girò anche la voce, priva di fondamento, che fosse finanziato dalla Cia).
Molti tra i suoi più toccanti racconti sono in realtà trasposizioni di fatti reali che hanno inciso la sua anima fin nel profondo.
Successivamente, per fortuna, fu ampiamente "sdoganato".
La rivista "Life" riconobbe il suo fondamentale contributo e lo definì come "il più abile ed efficace propagandista anticomunista in Europa", mentre Indro Montanelli ha più volte elogiato l'uomo e l'amico, fino ad affermare: "C'è un Guareschi politico cui si deve la salvezza dell'Italia. Se avessero vinto gli altri, non so dove saremmo andati a finire, anzi lo so benissimo".
Giovannino Guareschi è infine morto a Cervia il 22 luglio 1968.