"Ho letto il messaggio di Dio sulle nuvole, e l’ho saputo scrivere sulla creta con il linguaggio degli uomini."
Sandrun. Anzi, Sandrùn, che rende meglio la piemontesità.
Chi è, Sandrùn ... ?
"Un barbone."
"Un pazzo."
"Un vagabondo."
"Un ubriacone."
"Un artista."
"Ma non è morto?"
Queste potrebbero essere alcune fra le risposte che più probabilmente raccogliereste girovagando per la città di Biella e ponendo ai passanti la domanda "Chi è Sandrùn?"
Di Sandrùn, al secolo Francesco Barbera, sordevolese di origine, conosciuto in paese come Franceschino dell'Elvo, esiste tanta, tanta leggenda popolare che se da una parte ne ha contribuito l'ascesa durante la breve vita, ne ha anche di molto distorto la conoscenza una volta venuto a mancare, a soli 43 anni compiuti. Una vita breve ma intensa, colorata, focosa. Un carattere duro ma curioso. Un uomo scomodo e coraggioso che non voleva passare inosservato e che ha fatto di tutto per regalare tracce indelebili di sé. Un grandissimo artista che non ha ancora ricevuto il giusto onore in campo artistico a causa dei diffusi pregiudizi che i Biellesi si sono formati su di esso.
La Compagnia dello Zircone, dopo mesi di ricerca, studio, conoscenza, piacevoli conversazioni, interessanti collaborazioni ha pensato di rendere omaggio all'uomo ed all'artista. Certi di non essere all'altezza del primo, tanto meno del secondo compito, ma desiderosi di far conoscere alle tante persone che amano l'arte ed il nostro territorio alcuni lampi di una storia. La storia di un ragazzo sfortunato a cui la vita aveva regalato una rara capacità creativa. Una storia che parte dalle montagne, attraversa Biella durante il dopoguerra e si spegne nel 1970 in un caldo pomeriggio di luglio sotto un porticato. Dopo averci regalato centinaia e centinaia di opere meravigliose ed uniche, di moltissime delle quali purtroppo si sono perse le tracce, e che sarebbe bello ritrovare, catalogare, condividere.
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